Lingua Romena

La lingua romena, (limba română o limba românească) al pari di altre lingue nazionali come l'italiano, il francese, lo spagnolo e il portoghese, ecc., è una lingua romanza o neolatina appartenente al gruppo indoeuropeo, frutto cioè dell'evoluzione del latino.  Il romeno, dal punto di vista storico, è quindi l'erede del latino volgare nell'Europa sud-orientale dell'impero romano (che comprendeva le province romanizzate della Dacia dal momento della loro definitiva conquista da parte dell'Impero romano - Traiano, 106-271 d.c.) ed è stato adottato dalla popolazione indigena della regione. Strettamente legato al italiano, spagnolo e portoghese, il romeno è l'unica lingua romanza sviluppatasi nell'Europa orientale.

La comparazione tra la struttura linguistica del latino e quella del romeno da una parte e tra il romeno e le altre varietà romanze dall'altra, mette in evidenza tali e tante differenze in ogni settore della grammatica (fonetica, morfologia, sintassi e lessico) che possiamo parlare, dal punto di vista sincronico, di lingue diverse.

La storia della lingua romena rappresenta anche la storia del latino parlato nella parte orientale dell'Impero romano, seguire lo sviluppo e i destini del latino orientale, nelle sue evoluzioni interne e nei suoi contatti con altre lingue (slave, ungheresi, turche, substrato, ecc...), dal momento del suo impianto nei territori carpato-ponto-danubiani.

La lingua romena, isolata dal resto della romanità dall’insediamento degli slavi meridionali (bulgari e serbi) nella penisola balcanica e degli ungheresi in Pannonia, rimasta fuori dal raggio di influenza della lingua latina come lingua di cultura, la lingua romena ha avuto un’evoluzione diversa rispetto a tutte le altre lingue romanze occidentali.

Nella percentuale degli elementi non latini entrano le parole d'origine slava, turca, bizantina e neo-ellenica, ungherese e albanese, apparse lungo i secoli, e soprattutto dopo il settimo secolo, quando il latino era ancora lingua ufficiale dell'antica Dacia, colonizzata dai romani nel primo secolo.

Secondo una statistica, il romeno possiede il 75% di elementi latini, adoperati nella lingua comunemente parlata e scritta. L’evoluzione del latino portato in Dacia e nelle province danubiane dell’Impero Romano si deve a una serie di fattori linguistici (sostrato, superstrato, adstrato) ed extralinguistici (condizioni geografiche, storiche, sociali, economiche, livello di civiltà e di cultura).

Si può dire che, fra tutte le lingue romanze, il romeno presenta un'evoluzione maggiormente naturale; ha infatti un carattere piuttosto popolare poiché non è stata interrotta nel suo sviluppo da una letteratura classica in senso stretto; questo spiega, fra l'altro, il fatto che questa lingua possieda una quantità importante di vocaboli e forme latine che nelle altre lingue romanze non esistono più.

Il territorio abitato dai romeni si trova da sempre ad un punto di incontro tra occidente e oriente, tra la regione baltica e quella mediterranea.

Da qui sono passati o si sono stabiliti diversi popoli durante le loro migrazioni da est a ovest o da nord a sud. Il romeno ha preso una serie di elementi lessicali dai popoli vicini, come pure dalle popolazioni che si sono stabilite sul suo territorio, popolazioni che, a volte, si sono romenizzate, o che continuano ancor oggi a conservare la propria lingua. In ogni caso, gli influssi stranieri, anche se numerosi, non hanno cambiato l’essenza romanza della lingua romena.

Non c'è dubbio che la grande differenza rilevabile tra il latino e il romeno si deve all'insieme complesso e stratificato di fenomeni e di evoluzioni avvenuti in momenti distanti tra loro, accumulandosi. Il romeno è perciò il prodotto finale di tale accumulazione, rappresenta il risultato di tutte le evoluzioni subite dal latino orientale (o balcanico o danubiano) e rende difficile stabilire in modo univoco il momento storico in cui il latino non è più latino ma è diventato romeno. Si pensa si sia sviluppato nel corso dei secoli quinto e sesto. Durante i secoli VII e VIII, la popolazione di lingua romena è entrata in contatto e sono stati influenzati dai loro vicini slavi. Parole turche e greche sono entrate nel linguaggio durante il periodo di governo greco della  dominazione turca, 1711-1821. Tuttavia, il carattere latino essenziale del romeno ha resistito nonostante un lungo periodo di isolamento dalle altre lingue neolatine occidentali.

Gli studiosi non sono ancora d'accordo su come classificare i dialetti del romeno. Alcuni sostengono che le varianti che sono state tradizionalmente considerate dialetti - e cioè, Megleno romeno, Istro romeno, e aromeno - dovrebbe ora essere considerati lingue separate.  Alcuni dei vari dialetti, pur non immediatamente mutuamente intelligibili, può essere compreso con fatica.

  • L'origine della lingua romena viene rintracciata nel dacoromeno della regione storica della Valacchia, in Romania. Il primo testo conosciuto prodotto in tale lingua risale al XVI secolo, esattamente al 1521, rappresentato dalla 'Lettera di  Neacşu': si tratta di un messaggio inviato da Neacşu Lupu, mercante di Câmpulung, a Johannes Benkner, principe di Braşov, contenente un avvertimento circa un'imminente invasione turca della Transilvania e della Valacchia. Dall'analisi della lettera risultano immediatamente evidenti i prestiti slavi, dato i molti secoli di stretti contatti con questi popoli, sebbene chiara sia la radice latina della lingua usata nella lettera. Chiaro, conciso, fluente, l'espressività della lingua romena nella 'Lettera di Neacşu' è dovuta agli elementi latini. Le parole di origine latina secondo alcuni linguisti rappresenterebbero il 92,31%, con una frequenza assoluta dell'89,47%. Tra le 112 unità di testo, 67 parole di origine latina possono anche essere trovate in altre sette lingue neolatine.
  • Il romeno ha preso in prestito dal vocabolario delle lingue slave circostanti principalmente termini della sfera religiosa.
  • Occorre fare un salto d'oltre duecento anni per ritrovare un ulteriore reperto: un'iscrizione in lingua aromeno (o macedoromeno) del 1731.
  • Il 1780, anno di pubblicazione della prima edizione degli Elementa linguae daco-romanae sive valachicae di Samuil Micu-Klein e Gheorghe Şincai,  segnò l'inizio di un lungo periodo di riforma, il cui intento fu latinizzare quanto più possibile la lingua dal punto di vista lessicale, fono-morfologico ed ortografico cominciando dalla dimissione dell'alfabeto cirillico, sostituito da quello latino, che verrà arricchito però di numerosi segni diacritici; il modello direttamente latino fu presto abbandonato in favore di quello italiano e francese; da queste due lingue vennero deliberatamente assunte decine di migliaia di vocaboli. Il romeno come lo si conosce oggi trae la sua origine da tale riforma linguistica, volta a forzare la componente latina in nome delle parallele argomentazioni romantiche sulle origini del popolo romeno, che in aree come la Transilvania, dove appunto quelle argomentazioni maggiormente si affermarono e donde si diffusero programmaticamente, era allora necessitante superare un complesso d'inferiorità storico verso il dominatore ungherese.
  • Questo periodo premoderno durò fino al 1840, anno della pubblicazione del programma della rivista Dacia literară, con cui lo scrittore e importante uomo politico Mihail Kogălniceanu invitava gli scrittori della 'giovane' letteratura romena alla produzione di una letteratura originale e di ispirazione nazionale piuttosto che alla traduzione o alla mera imitazione di modelli stranieri;
  • Il periodo moderno, dal 1840 al 1880, è segnato da un'epoca di cambiamenti e dall'affermazione degli scrittori della generazione quarantottista (cioè che vivono e agiscono a cavallo dei moti rivoluzionari del 1848), come Nicolae Bălcescu o il già citato Mihail Kogălniceanu.
  • Intellettuali e scrittori, soprattutto in Transilvania abbracciano la cultura e le lingue occidentali, nel tentativo di purgare la lingua romena di elementi slavi. Durante questo periodo vengono scritte le prime grammatiche in romeno, risalgono le prime traduzioni dalla letteratura occidentale e l'uso dell'alfabeto latino diventa lo standard. Questa tendenza è proseguita attraverso l'unificazione del paese nel 1859, e sopravvive fino ai nostri giorni presso l'Accademia della Lingua Romena, che ha assunto la responsabilità della "latinizzazione" della lingua sin dal 1940. I neologismi, ad esempio, non sono generalmente inseriti inalterati nel linguaggio, viene effettuato un tentativo di unificarli per il genere grammaticale e numero.
  • Il periodo contemporaneo del percorso storico della lingua romena inzia con il 1880 all'insegna delle tre corone romene, il poeta Mihai Eminescu, il narratore Ion Creangă; e il commediografo Ion Luca Caragiale.

Il romeno usa l'alfabeto latino che è stato istituito nel 1859. Prima di questa data si usava l'alfabeto cirillico introdotto dalla Chiesa slava, la lingua utilizzata nei testi religiosi. L'alfabeto della lingua romena contiene 21 lettere ed è composto da 5 vocali e 16 consonanti alle quali si aggiungono le 5 lettere (3 vocali e 2 consonanti) con segni diacritici e 5 lettere prese in prestito da altre lingue straniere: J, K, W, X, Y. Si possono incontrare gruppi di consonanti all'inizio delle sillabe, insolito tra le lingue romanze. L'accento può cadere su qualsiasi sillaba. Variando la sillaba tonica il significato può cambiare. L'alfabeto cirillico continua ad essere utilizzato in parallelo con l'alfabeto latino per il moldavo, che è considerato un linguaggio separato in gran parte per motivi politici.

Il romeno è la lingua nazionale della România, dove si parla come prima lingua di oltre il 90 per cento della popolazione. La România è, tuttavia, anche sede di una consistente minoranza ungherese etnica così come ai tedeschi, i popoli rom, turchi, tartari e gli altre minoranze di lingua slava. La lingua romena è usata in tutte le sfere della vita. L'istruzione di tutti i gradi, fino a livello universitario, è in lingua romeno, anche se esistono scuole di utti i gradi anche per le minoranze di lingua ungherese e tedesca. Nel 1990, venivano pubblicati 1.700 riviste e giornali, la stragrande maggioranza delle quali in romeno.

Il romeno ha diversi sottodialetti o parlate ma nessuna di queste è identica alla lingua ufficiale.

  • La parlata della Muntenia: assomiglia di più alla lingua ufficiale, la differenza principale è la scomparsa della lettera "i", nell'articolo; si parla nelle regioni storiche di Muntenia e Dobrugia.
  • La parlata dell'Oltenia: si parla nella regione di Oltenia; la differenza con la parlata della Muntenia è l'uso del passato remoto al posto del passato prossimo.
  • La parlata del Banat: si parla nella regione di Banat; la caratteristica principale è la sostituzione della "t" con la "c" (come in cielo).
  • La parlata di Ardeal: si parla nelle regioni di Ardeal e Crişana (queste due insieme al Maramureş e al Banat formano la Transilvania); si distingue per interlcare la parola "no" nelle frasi e dal sostituire nella pronuncia la "a" come la "o":  a fost-> o fost (è stato)
  • La parlata della Moldova: si differenzia maggiormente dalla lingua ufficiale; si parla nelle regioni di Moldova e Bessarabia (attuale Repubblica di Moldavia). Le particolarità sono la pronuncia del gruppo "ci" come "si": ce faci - si fas (che fai); "e" diventa "i" : bine - bini; il gruppo "pi" diventa "chi": spinare - schinari (schiena)

Il romeno ha una grammatica particolare e diversa da quelle altre lingue romanze (romanze occidentali).

Il romeno, che conserva fra i tratti latini la particolare flessione dei nomi ha inoltre la particolarità di prevedere, come in altre lingue d'origine balcanica, in questo caso non romanze, l'uso dell'articolo determinativo dopo il nome. La struttura etimologica della lingua romena si spiega attraverso le condizioni storiche, geografiche e culturali in cui si è sviluppato il popolo romeno

  • L'articolo determinativo si mette alla fine della parola da articolare. Inoltre, il romeno ha la particolarità di prevedere l'uso dell'articolo determinativo dopo il nome.
  • In romeno esistono declinazioni per i casi Dativo, Genitivo e Vocativo, diverse dalle forme per il Nominativo e l'Accusativo.
  • Il romeno ha otto modi verbali: indicativo, congiuntivo, imperativo, condizionale, gerundio, participio, supino e infinito.
  • I verbi sono divisi in quattro coniugazioni: -a, -ea, -e, -i. L'infinito del verbo si forma con la particella "a", messa prima del verbo.
  • L'ordine delle parole nella frase è soggetto-verbo-oggetto, anche se si verifica anche oggetto-verbo-soggetto.

Al romeno è stato assegnato il codice RO nell'ISO 639-2 (vedi: Codes for the Representation of Names of Languages ISO 639-2/alpha-3 e EU - Ordine delle versioni linguistiche e codici ISO)